Vai al contenuto
Home » Blog » Chetoni servono davvero?

Chetoni servono davvero?

In ambito nutrizionale e dietetico siamo passati attraverso decenni di sconvolgimenti, cambiamenti radicali di vedute scientifiche o pseudo scientifiche, spaziando dalla demonizzazione dei grassi alla loro rivalutazione, dalla mistificazione della dieta mediterranea ad una sua rilettura critica, dal via libera ai carboidrati al loro divieto assoluto o quasi, fino alle montagne russe delle considerazioni sull’apporto proteico ottimale.  

Partiamo dalla considerazione generale che ci preme di più: qualsiasi regime alimentare dietetico, soprattutto se richiesto per soggetti con necessità speciali, andrebbe scelto e svolto sotto la supervisione di personale medico e specialistico preparato ed abilitato.

Il rischio è sempre dietro l’angolo, sia esso legato ad un mancato raggiungimento degli obiettivi, al recupero dei chilogrammi persi dopo poco tempo o, peggio ancora, incorrere in effetti negativi sulla salute che possono protrarsi anche a lungo. 

Il regime alimentare chetogenico si basa sull’assunto fondamentale che, creando le condizioni ideali attraverso un piano alimentare specifico, l’organismo tragga benefici tangibili dall’utilizzo di una specifica fonte energetica detta “corpi chetonici”.

In particolare, la strategia della dieta chetogenica, che proprio nel nome sottolinea la sua capacità di “creare dei corpi chetonici”, si basa su di un piano alimentare che riduce le calorie assunte e le quantità di carboidrati introdotti, a vantaggio del quantitativo proteico e, in percentuale, di quello lipidico. 

Lo scopo e quello, così facendo, di migliorare i processi di riduzione del grasso corporeo, detti lipolisi, anche in condizioni di riposo, ottimizzando così il dimagrimento specifico ed intaccando maggiormente la percentuale di massa grassa piuttosto che la percentuale di massa magra. 

I corpi chetonici sono, nello specifico, molecole derivanti dal metabolismo di altri macronutrienti, in particolare proprio dei lipidi.

L’aumento dei grassi oltre una certa soglia dovrebbe avere, tra le altre, anche la funzione di moderare lo stimolo dell’appetito, ottimizzando i processi di dimagrimento anche da un punto di vista dell’aderenza del soggetto al piano alimentare prescritto.

L’ effetto anoressizzante di tali molecole non è sempre evidente proprio perché per essere prodotti, l’organismo già di per sè deve poter accedere a riserve energetiche difficilmente utilizzabili in condizioni di normo calorica o iper calorica.

Il fatto stesso, cioè, di trovarsi in una condizione di ipocalorica, genera già autonomamente una riduzione del peso e dei livelli di grasso corporeo.

Ma come mai tanto entusiasmo verso questa nuova tendenza alimentare? 

Il piano alimentare risulta facilmente applicabile e di rapido effetto soprattutto in un primo periodo, generando affetti positivi anche sulle aspettative personali. In più le regole generali possono essere applicate, ciclicamente, anche in autonomia dopo una prima fase di monitoraggio da parte del terapeuta. 

Ma è davvero tutto merito dei corpi chetoni prodotti?

Fughiamo da subito qualsiasi dubbio. No. 

Gli effetti positivi della dieta chetogenica sono in primis dovuti alla riduzione dell’apporto calorico giornaliero, vero motore di qualsiasi piano alimentare funzionale e funzionante.

Ridurre l’apporto di carboidrati, aumentare quello di proteine e, solo in percentuale, quello di grassi, significa in definitiva improntare un piano alimentare ipocalorico ed iperlipidico (non necessariamente iperproteico).

In più il cosiddetto “shift” tra i carboidrati e gli altri macronutrienti, ovvero la loro diminuzione a vantaggio di proteine e grassi, genera effetti collaterali secondari con effetto immediato sul peso letto sulla bilancia.

La diminuzione delle molecole di acqua legate ai carboidrati endogeni (glicogeno) fa si che il peso dell’organismo sia effettivamente più basso con riduzione anche dell’eventuale gonfiore locale dovuto a ritenzione di liquidi.

La “ chetosi ” si raggiunge quando la concentrazione di corpi chetonici nel sangue è superiore a 0,5 mmol/l, mantenendosi ottimale fino a valori di 3 mmol/l. 

Come sapere se si è in chetosi o meno?


Bocca asciutta, riduzione dell’appetito, sudore o respiro con odore acetonico ed aumento della diuresi, sono gli effetti evidenti di questo nuovo regime metabolico.

I chetoni sono adatti a tutti gli sportivi?

E’ impossibile negare gli effetti positivi che un tale regime alimentare ha sulla riduzione di peso e di massa grassa. Motivo per cui risulta un modello particolarmente indicato in persone con sovrappeso evidente o soggetti con bassa tollerabilità per altri schemi alimentari che prevedono apporti di macronutrienti più bilanciati.

Come i Chetoni possono aiutarmi nello sport

Lo sportivo che necessita di ridurre il proprio peso corporeo a beneficio delle prestazioni, può certamente sfruttare questa dieta. Le caratteristiche evidenziate in precedenza lo rendono un piano molto ben utilizzabile per sportivi di endurance ed ultra endurance che volessero ottimizzare non solo il proprio stato di forma ma anche la sensibilità biochimica a substrati energetiche che più si utilizzano in gara o durante l’attività, i grassi.

Anche altri sportivi, ad esempio negli sport di squadra, nel fitness in generale, negli sport da contatto, possono trarre molti benefici da questo schema alimentare purché venga eseguito in periodi distanti da impegni importanti e solo per brevi periodi di tempo per non soffrire eccessivamente della spossatezza generata e far sì che l’organismo non perda l’abitudine di utilizzare fonti energetiche più raffinate, adatte a svolgere lavori ad intensità elevata.

In un regime alimentare simile anche gli integratori alimentari svolgono un ruolo di primaria importanza, non fosse altro che per la sicurezza di dosaggi di macronutrienti e purezza della materia utilizzata oltre a generare varietà di fonti da poter scegliere e praticità di utilizzo. 

Le polveri proteiche ad elevata concentrazione, con buona percentuale di proteine a medio lento rilascio come caseine del latte o proteine dell’uovo o della soia, sono certamente tra i prodotti più utilizzati, potendo influire positivamente sul senso di sazietà a medio-lungo termine e contrastare il catabolismo muscolare indotto dalla riduzione calorica. In alternativa anche le barrette sono un valido aiuto purché si scelgano quelle a più basso contenuto di zuccheri possibili. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

it_ITItalian